Laser per curare la Parodontite

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Il LASER, luce praticamente indolore ma dall’impatto sui batteri causa di parodontite, è uno strumento che sempre più spesso viene utilizzato nel trattamento della parodontite ma che, per essere utile, va visto come terapia aggiuntiva ad una diagnosi completa e ad una rimozione completa del tartaro sopra e sotto gengivale.

La causa principale e condizione necessaria per essere affetti da parodontite è la presenza di batteri, tanti tipi di batteri, che possono potenzialmente essere uccisi dalla luce LASER. Dopo mangiato inizia inesorabilmente il processo di deposito della placca che se non viene rimossa inizia ad accumularsi.

Che ruolo ha il laser nella cura della parodontite?

Un punto fondamentale da mettere immediatamente in chiaro è che il LASER non può da solo sconfiggere la piorrea.

Infatti, nonostante ci siano alcuni LASER come quello ad erbio capaci di rimuovere il tartaro, i comuni laser a diodi o meglio quelli a neodimio (ND:Yag) non hanno affinità per i tessuti duri e quindi lasciano indisturbato il tartaro, soprattutto quello sottogengivale.

Questo va quindi rimosso con la terapia definita causale.

Una caratteristica unica dell’infezione parodontale, che la rende diversa da quasi tutte le infezioni, è il suo essere polimicrobica. Sono infatti implicati più di 600 tipi di batteri diversi. Questi batteri, più o meno patogeni, iniziano a colonizzare la placca e il solco gengivale.

Col passare del tempo, indicativamente 14 giorni, in cui la placca si accumula e non viene rimossa correttamente, il materiale patogeno morbido inizia a indurirsi con la formazione del tartaro. Le gengive iniziano quindi ad infiammarsi, creando lo stato chiamato gengivite. Questa infezione superficiale ha come sintomi e segni il rossore, il gonfiore, il sanguinamento e anche il dolore. Se non viene intercettata e debellata correttamente, e spesso basterebbe una pulizia professionale chiamata detartrasi ed una igiene orale domiciliare corretta, l’infiammazione si approfondisce ed il sigillo parodontale, che blocca la gengiva al dente, si rompe.

Ora i batteri possono entrare nello spazio sottogengivale, che si definisce tasca, e hanno libertà di riprodursi e aggregarsi nel tartaro sottogengivale.

Per questo è necessario affidarsi sempre a dentisti paradontologi ed igienisti dentali, che tramite semplici manovre come il sondaggio parodontale possono individuare fin dagli esordi la patologia.

I protocolli di trattamento della parodontite sono molteplici. Quello classico, definito erroneamente curettage ma dal nome corretto di scaling prevede 4 sedute (una per quadrante) di solito a distanza di 1 settimana.

Si esegue l’anestesia locale e si puliscono in profondità le tasche (che sono patologiche ad una profondità superiore a 3 mm) con l’aiuto di sistemi ad ultrasuoni o con le curette, strumenti in acciaio affilati che aiutano a “grattare” via il tartaro dalle radici. Un altro approccio, più moderno, è quello definito di Full Mouth Disinfection, ossia di “Disinfezione di tutta la bocca” che prevede la pulizia approfondita di tutti i quadranti in una o al massimo due sedute ravvicinate.


Il problema annoso è che spesso basandosi solo sul tatto e sull’esperienza, non è predicibile la rimozione completa del tartaro sottogengivale.

Per questo motivo dopo aver completato il processo di terapia causale si esegue una rivalutazione della bocca e nelle zone affette da tasche profonde si procede con delle chirurgie. La chirugia parodontale prevede in primis l’apertura delle gengive per poter visualizzare il tartaro residuo e rimuoverlo. Dopo questo passaggio si agisce sui difetti ossei, o rimodellandolo in una chirurgia di tipo resettivo, con successiva creazione intenzionale di recessioni per ridurre le tasche, oppure tentando di rigenerare i difetti con svariate tecniche. In questo ultimo caso si parla di chirurgia parodontale rigenerativa.

Una valida soluzione è stata l’introduzione dei sistemi di ingrandimento (magnificazione) e di illuminazione, che permettono di visualizzare il tartaro sottogengivale e aiutare nella sua rimozione. A fianco ai comuni sistemi ingrandenti ad occhiali detti loupes, che raggiungono al massimo i 3-5 ingrandimenti, la massima precisione è data dall’utilizzo del microscopio operatorio. Con questo strumento, che ha anche una forte illuminazione, si raggiungono fino ai 40 ingrandimenti. Inoltre lavorare al microscopio permette di essere più delicati e meno invasivi.


Il LASER entra in gioco dopo aver eliminato tutto il tartaro. L’azione principale dei laser a diodi e neodimio, definiti laser “near-infrared” con lunghezze d’onda dai 810 ai 1064 nm, è quella decontaminante. L’energia erogata dal laser è capace di uccidere, distruggendoli, i batteri che si nascondo nei tessuti gengivali, nell’osso e dentro le radici del dente (tubuli dentinali). Questo processo è fondamentale per garantire l’abbattimento quindi dei batteri che potrebbero dare origine ad una ricaduta.

L’utilizzo del laser nella cura della piorrea ha una serie di compravati vantaggi, documentati da numerosi articoli di ricerca, anche se la comunità scientifica è tutt’oggi molto scettica nel suo utilizzo.

Lo scetticismo è dovuto ahimè ad un problema insito nelle terapie LASER, che essendo ancora agli albori (nonostante vengano effettuate da oltre 15 anni), non sono ancora state “protocollate” con procedure sovrapponibili e quindi confrontabili, punto chiave per avere della ricerca scientifica di valore.

Quello che è chiaro è che nonostante tutto le terapia LASER non fanno alcun danno ma bensì possono avere molteplici vantaggi potenziali.

Sono infatti presenti numerosi protocolli, che utilizza vari tipi di laser, diversi approcci o parametri nonché altre variabili come i prodotti attivanti. I vantaggi più significativi ed importanti nel trattamento della parodontite legati all’utilizzo del LASER nella seconda fase terapeutica rispetto all’intervento chirurgici sono i seguenti:

  • Possibile assenza di anestesia
  • Decontaminazione profonda
  • Biostimolazione dei tessuti, che migliora e velocizza i processi di guarigione
  • Riduzione del rischio di recessioni gengivali
  • Assenza chirurgia e di suture
  • Recupero spesso più veloce e meno fastidioso
  • Eliminazione dei tessuti necrotici risparmiando le gengive sane
  • Assenza di sanguinamento
  • Minima invasività

https://youtu.be/Jjo1ZUvqFpc

Tipi di LASER utilizzati per trattare la parodontite

La luce LASER, acronimo di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation (Amplificazione delle Luce tramite Emissione stimolata di Radiazioni) ha la caratteristica di essere monocromatica, coerente e unidirezionale.
La caratteristica principale che differenzia e definisce i tipi di laser è la lunghezza d’onda.
Questo parametro va a collegarsi alla’affinità che la luce LASER emessa ha con i tessuti biologici come osso, acqua, sangue etc..

I laser ad erbio ad esempio, con una lunghezza d’onda di 2940 nm, possono lavorare sull’osso e si utilizzano ad esempio come supporto alle terapie chirurgiche parodontali per rimodellare l’osso, oppure per curare le carie evitando il fastidioso trapano.


Invece i laser con lo spettro vicino all’infrarosso come i diodi 810 e 980 o il neodimio yag, da 1064, hanno affinità per il sangue e sono utilizzati efficacemente nelle terapie parodontali non chirurgiche. Le potenze utilizzate sono molto basse, circa 1-2 Watt, e sono quindi sicuri e privi di effetti collaterali e controindicazioni se utilizzati correttamente da mani esperte.

I Laser a diodi sono basati sull’utilizzo di transistor per la creazione elettronica della luce emessa, emettono in modalità continua ma non hanno la capacità di raggiungere elevate potenze di picco (energia emessa).
Hanno un costo accessibile e sono ormai molto diffusi e studiati.
I laser a diodi hanno una buona efficacia ma ancora meglio, in ambito parodontale, sono i laser a nd:yag o neodimio.

Questi laser, più raffinati e “allo stato solido” ossia con un cristallo che viene eccitato per emettere la luce, hanno una lunghezza d’onda di 1064 nm e soprattutto sono LASER pulsati. Ossia hanno la capacità di emettere la loro energia in durate piccolissime (microsecondi). Questo fenomeno permette di avere una potenza media di emissione molto bassa ma una potenza di picco elevatissima. I vantaggi sono molti, come minor dolore durante le sedute e migliore efficacia verso i batteri profondi.

Questi laser, che vengono veicolati con delle fibre ottiche all’interno della bocca, vengono passati una o più volte all’interno delle tasche infette e le sedute vanno ripetute ogni 3-10 giorni creando dei cicli diversi a seconda dei protocolli utilizzati.

Centri come Microdent hanno effettuato negli ultimi anni migliaia di trattamenti LASER assistiti con successo ed è possibile vedere con risultati oggettivi (ripetizione delle misure cliniche e fotografie) e con le testimonianze dei pazienti l’efficacia del suo protocollo.

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  • Terapia Laser Microdent

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    Cura della parodontite in Sintesi

    Una storia lunga ormai 30 anni, fatta di passione per il proprio lavoro, amore per la tecnologia e con una sola missione: debellare la parodontite nei nostri pazienti con le tecniche meno invasive ed efficaci, preservando i denti il più possibile e abbattendo la paura del dentista.

    Dentista Bologna

    Microdent Dental SPA

    Dott. Simone Stori – Dentista Bologna – Esperto Cura della parodontite Dr. Simone Stori Iscritto all'Ordine degli Odontoiatri di Bologna numero 1575 P.IVA 07217640726

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